giovedì 27 febbraio 2014

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«Mamma, dimmi la verità. La verità verità. Babbo Natale siete tu e il babbo, vero?»
Credo proprio che il Natale passato sia stato l'ultimo ancora impregnato di magia. Probabilmente continueremo a tener fede all'illusione per tua sorella, ma dall'anno prossimo prevedo che il tuo innato scetticismo avrà la meglio.
Del resto, oggi compi nove anni. E non sei già più "solo" un bambino. Ormai sei in grado di badare a te stesso: ti vesti, ti lavi, ti tagli anche le unghie da solo. Sei in grado di usare apparecchi tecnologici con grande disinvoltura. E hai preso anche questa deliziosa abitudine di alzarti, la domenica mattina, e andare a prepararti la colazione senza svegliare i tuoi genitori (ti invito a perseverare in questo virtuoso comportamento).
Ci sono tanti piccoli segnali, tante piccole vicende che mi dicono quanto sei diventato grande.
Quando vai in bagno e non vuoi che entri nessuno (ma ti fai accompagnare perché nel corridoio potrebbero essere in agguato mostruosi pericoli).
Quel giovedì che dovevate andare a teatro con la scuola, e però avevi anche ginnastica, e non hai voluto mettere la tuta perché «a teatro bisogna vestirsi eleganti».
Quel giorno che eri a casa malato, e il tuo amico ti ha chiamato, e avete parlato di quanto sentivate reciprocamente la mancanza, e vi siete scambiati idee sui regali di compleanno e consigli sui medicinali per la tosse.
Quel giorno che mi hai detto: «sono molto stressato».
Quel giorno che mi hai detto: «a me non piace comandare. Se comandi devi dire sempre agli altri cosa devono fare, cosa non possono fare... è brutto».
Quel giorno che mi hai detto: «Mamma, ti dico una cosa: io mi chiamo Diego, non topolino!»
Quel giorno che ho capito che tu sei  uno che non scende a compromessi: «Che ore sono, mamma?» «Le otto meno dieci» «Macché, sono le otto meno nove!»
Tutte le volte che sforni una barzelletta nuova, e capisco come ormai padroneggi il linguaggio:
Il colmo per un motociclista? Essere pazzo dalle gare
Il colmo per un pellicano? Pellicarsi dalle risate
Il colmo per una bilancia? Tagliare il prosciutto di netto
E quanto siamo lontani dal tempo in cui avanzavi barcollando con le braccia tese e dicevi con voce lugubre: «Sono una mumma che si risvegliaaaa!»
Tutte le volte che devo venire a sgridarti, perché sono le 11 e ancora non dormi, troppo preso dalla lettura.
Ma soprattutto, diventano grandi i tuoi piccoli conflitti interiori, diventano grandi i tuoi piccoli problemi. E quando vedo ombre nel tuo sguardo, quando riconosco la piega severa delle tue labbra, allora cerco di capire, e spesso tu mi allontani. Perché sei grande. Ma poi mi chiami, e ci chiudiamo in camera o in bagno, dove nessuno possa sentire, e ci diciamo i segreti. Sapessi quanto mi hai resa felice quel giorno in cui hai detto: «Mi piace quando ci chiudiamo in una stanza e parliamo».
Spero di avere ancora altre stanze con te, stanze del futuro che alberghino segreti e restituiscano abbracci.
Ora goditi il tuo compleanno, amore mio che ti chiami Diego, non più topolino.






lunedì 17 febbraio 2014

Oggetti misteriosi

Domenica sera, amici a cena.
Lei: "Per favore, prendi il formaggio e la grattugia"
Lui: "Ok"
Lei: "No, non quella grattugia. L'altra."
Lui: "Quale?"
Lei: "Quella piccola."
Lui: "Ah, ne abbiamo comprato una nuova!" (Alzi la mano la donna che non si è mai sentita rispondere così, su un qualsiasi oggetto domestico)
Lei: "Come nuova? Ce l'abbiamo da almeno tre anni!"
Lui: "Ah sì? Ma non la usiamo mai!"
Lei: "Be' veramente è quella che usiamo di più."
Lui: "Macché, di solito usiamo quella grande!"

Lei evita battute crudeli ed è già pronta a trovare giustificazioni. Lui in effetti a pranzo non c'è mai, ed è normale che non abbia presente la grattugia piccola, che usiamo di solito a mezzogiorno e finisce in lavastoviglie per essere sostituita, in caso di necessità per cena, da quella grande, più scomoda.
Certo, non c'è una legge metafisica a governare questo sistema. La grattugia piccola è comunque oggetto di uso comune, e non è spiegabile che a lui risulti del tutto nuova. Ma insomma, non sottilizziamo, non diamo adito a polemiche sterili. Suvvia, perdoniamo questa sua mancanza di spirito d'osservazione.

Ma lui commette il fatale errore.
Lui: "Bimbi, quale grattugia usiamo di solito?" chiede, mostrandole entrambe.
Bambini: "Tutte e due"
Lui non si dà per vinto: "Ma qual è quella che usiamo di più?"
Bambini: "Quella piccola"

Lui tenta ancora qualche debole rimostranza, ma è costretto a cedere.

Vedi, amor mio, non si fa. Impara la lezione. Non bisogna mai coinvolgere i bambini nelle dispute tra genitori. Mai chiedere il loro parere. Mai pretendere che prendano le parti dell'uno o dell'altra. 
Loro daranno sempre ragione alla mamma. 
Anche perché il 99,9% delle volte ha effettivamente ragione lei.




venerdì 14 febbraio 2014

(Altre) sette cose che non sai di me

Catena di Sant'Antonio per chi spande amore come San Valentino ed è curioso come San Tommaso? Non so a che santo votarmi, ma mi hanno votata (Siro, che anche senza la "i" è pur sempre una stella. Anzi, la più brillante delle stelle).
Ed eccomi a onorare il premio, come vuole la netiquette.




Dunque, le sette cose su di me che preferirei non sapere neppure io:
1) Da quando ero giovanissima ho un'ossessione. Un incubo ricorrente. 
E se finisco su un'isola deserta, dove non ci sono rasoi, né Silk Epil e men che meno cerette? Devo dunque rassegnarmi all'abbrutimento? Giammai! Ecco perché viaggio sempre con le pinzette nella borsa, ché su un'isola deserta -certo- il tempo non mi mancherebbe per estirpare i problemi alla radice, uno per uno.

2) Per quale recondito motivo ritengo possibile il naufragio o l'atterraggio di fortuna su un'isola deserta, dal momento che non sono mai stata neppure sull'Isola d'Elba? Perché io non viaggio molto, ma la mia immaginazione sì. Da ragazzina, prima di addormentarmi mi facevo dei veri e propri film nei quali ero protagonista di mirabolanti avventure. C'erano pure i titoli di coda.

3) Avete presente l'esprit d'escalier, ovvero quella risposta pronta, sagace e definitiva che avrebbe potuto spezzare le gambe al vostro interlocutore? Io soffro di una sua variante: il rimpianto per le domande non fatte. Spesso, quando parlo con qualcuno, cerco di contenere la curiosità, di non risultare invadente, ma a volte mi chiedo (troppo tardi, a posteriori) se lui/lei si aspettava la domanda, se aveva lanciato l'amo nella speranza che io rilanciassi, fornendogli così un appiglio per continuare la conversazione. C'è di buono che su un'isola deserta non avrò di questi dilemmi.

4) Ci sono cose che proprio non sono in grado di fare, e che mi irritano fortemente. Per esempio non so ripiegare i bugiardini delle medicine. Voi ci riuscite? A me vengono fuori ventagli, soffietti e origami vari, ma niente che possa ricordare la piega originale. 

5) Non riesco a trattenere le lacrime ogni volta che qualcuno mi parla dei miei figli. Non importa quello che dicono. Basta una qualsiasi osservazione del tipo: "Diego ha perso un guanto", oppure "Anna sta chiacchierando con Giorgia", e io ho subito l'occhio umido. Ieri c'era la consegna delle pagelle, devo aggiungere dettagli?

6) Ebbene sì, lo confesso, su alcune cose sono estremamente permalosa. Dal momento che sono autoironica sulla maggior parte degli argomenti, i miei amici sono abituati a fare battute di ogni tipo e a prendermi in giro con leggerezza, quindi non si accorgono se talvolta gli capita di toccare un nervo scoperto. Ma io ci rimango male, e continuo a starci male anche a distanza di tempo.

7) Io nella vita, fondamentalmente, volevo essere ricca.


Ora via alle nomination. Ecco i blog che ho scoperto di recente e da cui non mi separerò più:
Whymumwhy
Nel nido
Figures in action

Ne dovevo nominare 15.
Eh, lo so.

Ps: in realtà i premi sono due, come mi fa notare l'efficientissima Siro. Chi vuole prenderseli, deve poi fare quello che io non ho fatto:
Riportare il nome del blog da cui si è ricevuto il premio, ovvero precariamamma
Scrivere 7 cose di sé
Nominare 15 (non 3, 15) blog a cui girare il premio e inserire i loro link
Notificare l'assegnazione ai 15 (non 3, 15) interessati


martedì 4 febbraio 2014

Che l'avventura abbia inizio...

C'era una volta un soldato, che dall'America arrivò in Italia. Ricordate che ve ne avevo parlato?
E ricordate che vi avevo preannunciato una cosa bella? Ma bella bella bella?

Eccola qua:



Sì, avete letto bene. Quel nome in calce è proprio il mio! E la destinazione è proprio laggiù, negli States!




Le cose sono andate così, per farla breve: il parente dell'aviatore di cui ho parlato nel post di ottobre si è rivelato un personaggio straordinario, un grande viaggiatore, generoso ed entusiasta. Da lui e da sua moglie è venuta una proposta che ha dell'incredibile: si sono offerti di ospitare un membro della nostra famiglia nella loro grande casa di Atlanta, pagando anche il viaggio e scarrozzando il fortunato prescelto in giro per l'East Coast.
Ora, di tutti i membri della mia famiglia chi poteva essere così sfacciato, così privo di inibizioni e scrupoli, così irresponsabile da lasciare i figli per un mese intero e accettare l'offerta?
Bravi, avete indovinato. Io.

Naturalmente ci ho pensato bene (diciamo qualche ora), visto che tutto ciò stravolge le abitudini familiari, impone ai nonni e al marito di organizzare le loro ferie per poter tenere i bimbi, comporta tutta una serie di "effetti collaterali" anche per gli amici. Ma potevo dire di no? Potevo rifiutare un'offerta così generosa e lasciarmi sfuggire un'occasione del genere?
Vivere per un mese intero insieme a una famiglia americana, peraltro dotata di casa sul lago, camper e barca... Mai più nella vita potrà succedere. Voi cosa avreste fatto?
Io ho fatto il passaporto.

Subito dopo ho iniziato a stilare la lista delle cose che potrebbero andare storte. Secondo una mia personale teoria probabilistica, un evento negativo è tanto meno probabile quanto più lo si era previsto.
Mi riferisco a cose tipo: era in fila all'ufficio postale quando uno split dell'aria condizionata si è staccato dal muro e gli è caduto in testa, uccidendolo. Chi l'avrebbe mai detto?
Ovvio che sarebbe davvero molto molto strano se uno prima di uscire dicesse: "cara, vado all'ufficio postale. Speriamo che non si stacchi uno split che mi cade in testa e mi uccide", e poi tutto questo si verificasse davvero. Avrebbe del paranormale, no?
Quindi la mia tecnica per evitare eventi nefasti consiste nel prefigurarli un po' tutti, dal disastro aereo alla gastroenterite.

Terminata questa lista inizierà invece l'organizzazione vera e propria, per la quale vi chiederò aiuto e supporto. Che io non prendo un aereo dal 1995 e mica lo so cosa si può portare e cosa no. Non vorrei ritrovarmi con le manette perché ho con me le pinzette per le sopracciglia. Inoltre il mio inglese parlato è terrificante. E devo pure fare scalo a Chicago. Conoscete qualcuno a Chicago che possa venire a raccogliermi se per caso mi perdo?