giovedì 13 marzo 2014

"Aspettami sempre, una notte o l'altra sentirai il mio chicchirichì"

Ci sono libri necessari. Non trovo l'aggettivo giusto, in effetti: intendo dire che ci sono libri senza i quali il mondo non sarebbe quello che è. Hanno la stessa fissità delle stelle, sembra che esistano da sempre e che dureranno fino alla fine dei tempi. Ci sono personaggi così radicati nel nostro immaginario che quasi non sapremmo dire quando e come e perché vi sono arrivati.
Uno di questi è senza dubbio Peter Pan. Chi non lo conosce? Anche se non hai mai letto i libri di Barrie sai benissimo di chi stiamo parlando: innumerevoli sono i richiami, gli adattamenti cinematografici, teatrali e televisivi, perfino le canzoni. Peter Pan ha conquistato addirittura l'antonomasia, a indicare i grandi mai cresciuti.
Sembra impossibile che ci sia stato un mondo in cui Peter Pan non esisteva, perché le sue avventure non erano ancora state messe per iscritto. Eppure è così, almeno se vogliamo attenerci alla cronologia letteraria. Certo, esistono argomentazioni serie che potrebbero spiegare la pervasività di questo personaggio: è un archetipo, è un topos, è una stupenda, levigata e labirintica metafora.

Ma io so la verità, perché ho una buona memoria. Ricordo benissimo la sensazione che provai la prima volta che entrai nel mondo di Peter Pan e volai con lui verso l'Isola che non c'è. La precisa sensazione che sì, certo, è ovvio, ecco dov'era! Peter Pan esisteva da sempre, ed era solo un caso che fosse finito in un libro a un certo punto nel tempo. Perché forse non esiste l'Isola che non c'è? Non è dunque lo spazio bianco di ogni avventura immaginabile? Non è il luogo di tutte le possibilità? I pirati, le sirene, le fate e i coccodrilli sono forse un'invenzione di uno scrittore? Certo che no! Solo un grande potrebbe credere una cosa così sciocca.
Poi c'era un'altra cosa che sapevo: non solo Peter Pan esisteva da sempre. Sarebbe esistito per sempre. Infatti, nel momento in cui aprii il libro, un bellissimo volumetto con la copertina rigida, mi ritrovai magicamente richiamata in una dimensione dalla quale non sarei uscita mai più. 
Perché quando approdi nell'Isola che non c'è, anche se poi ti sembra di riprendere tua vita normale, anche se poi ritorni a casa e ti rassegni a crescere, non puoi dimenticare completamente di esserci stato.
Wendy, per esempio, non ha dimenticato. E come soffrì quando Peter tornò da lei e le rinfacciò di essere cresciuta, malgrado la promessa di non farlo mai. "Oh, Peter," disse lei debolmente, facendosi più piccina che poté. Qualche cosa dentro di lei piangeva: "Donna, donna, lasciami andare!"

Ma scusate, qui siamo già alla fine. E invece bisogna partire dall'inizio, da quel piccolo appartamento dove la signora Darling diede alla luce tre bambini e li affidò alle cure di una tata a quattro zampe. Entrate in punta di piedi per non disturbare quel tranquillo quadretto familiare, mettetevi in un angolino e aspettate. Presto lo vedrete, quello strano ragazzo capace di volare, e se vi fidate di lui, se vi lascerete condurre senza opporre resistenza, ne vedrete delle belle. Tanto belle che le ricorderete per sempre.
C'erano cose che mi inquietavano, in quella storia: come era possibile che le tate fossero così distratte da perdere dei bambini? E perché i genitori non li "reclamavano" indietro? 
C'erano cose che mi affascinavano: le mamme che la notte rimettono ordine nelle menti dei bimbi addormentati, "riponendo nei loro posti i molti oggetti che sono andati qua e là durante il giorno" e indugiando curiose "su ciò che è dentro di te". Quando Diego e Anna erano più piccoli, a volte, la sera, come in una ninna nanna, ripercorrevamo sottovoce tutto quello che era avvenuto durante la giornata. E mi pareva proprio di rimettere ordine, come si fa con i cassetti.
Certe cose mi divertivano: anche adesso, quando mi imbatto in un'isola, o anche solo mi trovo a nominarla, non posso fare a meno di pensare a tutte le Isole (perché l'Isola che non c'è è diversa per ogni bambino) che si assomigliano, perché hanno lo stesso naso. Com'è il naso della Sicilia?
Certe cose mi deliziavano: i dentini da latte di Peter, ancora tutti nuovi. E sempre, quando un dentino cade, mi viene da pensare ai suoi, che non cadevano mai. Al suo sorriso sempre color latte, e a come sia triste che, un pochino alla volta, i miei figli debbano perderlo.
Certe cose mi entusiasmavano: la casa dei bambini perduti, con l'albero che cresceva proprio in mezzo, e veniva tagliato per avere più spazio per giocare, ma poi ricresceva durante il giorno e allora lo si poteva usare come tavola. Quale stanza migliore di questa per ospitare una famiglia di bambini-per-sempre? Cosa avrei dato per poterci abitare anch'io! Forse solo il minuscolo appartamento di Campanellino poteva eguagliare il fascino di quell'ambiente insieme domestico e selvaggio.
Certe cose mi impensierivano: ancora oggi, quando vedo la mia ombra che si staglia perfetta sulla strada, non posso fare a meno di chiedermi come sarebbe se si staccasse, e io dovessi ricucirmela ai piedi.
Poi naturalmente c'è la morale, come in ogni libro che si rispetti. E la morale è questa: "solo chi è allegro, innocente e senza cuore può volare". Si può decidere di amare, per esempio, ma per farlo ti serve un cuore. Magari vale anche la pena di rinunciare ad amare, per poter volare. Sono scelte.

Ma soprattutto Peter Pan mi ha lasciato una certezza: i bambini hanno bisogno di qualcuno che racconti loro delle storie. Non importa quante avventure vivi, quanti rischi corri, quante conquiste fai: alla fin fine niente è più affascinante, eccitante e poi tranquillizzante, del sentirsi raccontare una storia.

Mi è stato chiesto di parlare di uno dei libri più importanti della mia infanzia, e  Peter Pan è sicuramente tra questi. Anzi, è qualcosa di più, come dicevo prima. È un libro necessario. Non illudetevi di conoscere Peter Pan e il suo mondo solo perché ne avete sentito parlare, o perché avete visto un film.
Sull'Isola che non c'è si approda solo spiccando il volo dalle pagine di un libro.




NB Questo post rientra nel progetto #nonditeloaigrandi, nell'ambito della Fiera del libro per ragazzi 2014 e della Settimana del libro per ragazzi. Inutile sottolineare quale onore sia, per me, partecipare a questa iniziativa.


Le citazioni e l'immagine sono tratte dall'edizione 1995 della Biblioteca Ideale Tascabile, traduzione di Milly Dandolo. Non è il libro dalla copertina di cartone sul quale lessi per la prima volta la storia di Peter Pan. Quello è andato perduto. Mi piace pensare che, forse, una bambinaia distratta l'ha lasciato su una panchina ai giardini di Kensington. 

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