lunedì 10 marzo 2014

Donne du-du-du

Con un tempismo che certo mi invidierete, voglio scrivere anch'io di donne. Eh, lo so che la festa è passata e l'appuntamento è rilanciato al prossimo anno, ma non voglio aspettare perché ho qualcosa di urgente da dire.

Non ho scritto prima perché ho passato il 7 marzo in compagnia di donne. 
Le prime due le ho incontrate in Piazza Maggiore, sotto un sole inesperto. Erano strette l'una all'altra da una fascia. Una aveva gli occhi azzurri e vivaci di vent'anni fa, quando ci siamo conosciute, l'altra aveva occhi azzurri stupiti, franchi, puliti, che si affacciavano da una cuffietta rossa, come nelle favole.
Poi ho incontrato un'altra amica, e abbiamo parlato di progetti e fatiche, speranze, aspettative, possibilità, futuro, intorno a un tavolo di legno sotto una grande finestra. Mi piace sempre parlare di futuro, e farlo alla luce del sole è come un viatico di buona fortuna.
Poi ho incontrato un'altra amica, abbiamo parlato, siamo andate a una mostra dove ci hanno accolte su un tappeto rosso, e lei mi ha regalato come sempre la sua ironia e la sua tagliente intelligenza.
La sera ero a cena fuori, e ancora ho parlato e parlato e parlato con una donna, di bambini, maestre, piccole sfide, la difficoltà di capire e di crescersi dei figli (perché crescere, in questo caso, è verbo transitivo, ma è anche un po' riflessivo, perché si cresce, loro e noi).

L'8 marzo sono andata ad assistere a una rappresentazione teatrale, uno spettacolo nato dall'amicizia di tre donne: una ha dato le parole, una ha dato la voce, una ha dato i volti. E lì ho incontrato altre donne, alcune davvero inattese, un curioso intreccio di relazioni e amicizie tutte a convergere nello stesso posto, a condividere un piacere in quella penombra intima.

Oggi poi mi scrive un'altra donna, che mi annuncia che si sta muovendo per procurarmi un biglietto per la Fiera del libro per ragazzi. Così, spontaneamente, senza che io abbia chiesto nulla. Un gesto (posso definirlo così?) premuroso, tanto inaspettato quanto gradito.
Perché devo dirlo, questo mi premeva: le donne ci sono sempre. Le mie donne, almeno, le mie amiche, sono una rete. Una rete è una trama di rapporti, legami che si stringono intorno, che mettono in comunicazione punti lontani, ma è anche la rete che protegge, che frena le cadute e attutisce i colpi.

La mia rete di donne la immagino così, fatta di piccoli nodi luminosi:




Ogni volta che ne ho avuto bisogno, infatti, l'aiuto è venuto dalle donne. I lavori che sto facendo in questo periodo vengono da donne. I progetti cui mi sto dedicando sono il frutto di un lavoro tra donne. Le amiche che mi scrivono per confortarmi sono donne. Quelle che mi fanno pubblicità sono donne. Quelle che mi indicano indirizzi, possibili contatti, auspicabili collaborazioni... sono tutte donne.  Anche quelle che tengono in vita questo blog con i loro commenti sono donne.
Gratuitamente, spontaneamente, affettuosamente, premurosamente. Spesso senza che io possa dare nulla in cambio.

A tutte queste amiche, a tutte voi donne della mia vita volevo dire - con una certa urgenza - grazie. 



6 commenti:

  1. Io vorrei risponderti con una certa urgenza: ma grazie a te. Che la rete si fa se c'è disponibilità da ambo le parti, che io qualcosa in cambio poi volevo: il piacere della tua compagnia. :-D

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    1. "Allora 'o vedi che la cosa è reciproca?"

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  2. ma che bel post, complimenti davvero! :-)

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  3. io sono quel puntolino lì, in alto a sinistra... ecco, esatto: quello lì.
    GRAZIE, Stefi, di avermi messo nella tua rete :-). Mi fa proprio felice!

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    1. mi pareva che quel puntino lì avesse un ciuffo biondo :)

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