giovedì 20 marzo 2014

Lessico familiare

Quando Diego se ne stava ancora beatamente ammollo nel suo brodo di cottura, posi al futuro padre la domanda:
«Ma tu vuoi essere chiamato papà o babbo?»
«Babbo» rispose lui, e così fu.
Per me, cresciuta in Calabria, babbo era una parola esotica, che non a caso richiamava immediatamente al barbuto pancione che vive in Lapponia. Quando ero piccola mi piaceva tanto sentire i miei cugini del nord che dicevano "babbo": questa parola rientrava per me nell'ambito della meraviglia (perché all'epoca tutto quello che riguardava i miei cugini del nord era per me meraviglioso, al limite dello struggimento). 
Mia madre diceva "ba'" quando si rivolgeva a mio nonno, in quel loro dialetto dolce e liquido come il latte.
Noi invece in casa dicevamo "papà" se ne parlavamo in terza persona ("è arrivato papà"), o "pa'" se dovevamo rivolgerci direttamente a lui.
Pa' è una parola che mi ha sempre incuriosito, anche se la usavo quotidianamente, perché mi richiamava agli innumerevoli film western (i preferiti del genitore suddetto), nei quali non veniva usata solo in funzione vocativa ("ehi pa', c'è un tale con una pistola spianata che ti vuole parlare") ma anche in terza persona ("pa' dice che se non la smetti di sputare tabacco in mezzo alla cucina chiama ma' e poi te la vedi con lei"). 
Le leggende dicono che da piccolissima, ogni tanto, io abbia provato a chiamare il mio serissimo e severissimo genitore "papi", ma che il vezzeggiativo non gli sia mai andato a genio. Per intenderci, lui era talmente allergico a ogni forma di sdolcinatezza, che non ha MAI, dico MAI, chiamato mia madre per nome. Se parlava di lei diceva "mia moglie", "tua madre", "quella là". Quando doveva chiamarla optava tra il fischio e (quando proprio si sentiva molto affettuoso) l'"OOOH!". Di conseguenza, neppure mia madre lo chiamava mai per nome, se non parlando di lui in sua assenza. 
In casa nostra era tutto un "Oooh!" "Eh?".
Se poi dovevamo parlare di papà al di fuori della famiglia, allora dicevamo "mio padre", e questo faceva ridere i miei cugini del nord, perché alle loro orecchie suonava stranamente formale, un po' come se avessimo detto "il mio genitore". Loro dicevano "mio babbo". E io non potevo fare a meno di pensare che fosse perché i loro babbi erano molto più papà del mio, che mi sembrava tanto più padre.
Lui era padre tutte le volte che alzava la voce, che era irascibile e duro, che taceva chiuso nei suoi rancori, che dava in escandescenze, che poneva divieti, che si rifiutava di portarmi dalle mie amiche, che lanciava occhiate capaci di ridurti in un mucchietto di ossa.
Era papà quando diventava ciarliero, quando attaccava il giradischi e ci faceva ballare i valzer e le mazurche, quando mi portava "a caccia" con sé nei boschi, quando - inspiegabilmente - mi comprò al mercato una catenina con un ciondolo a forma di squadra e righello, quando si asciugò una lacrima alla mia laurea.
Non è mai stato babbo, quello a cui si buttano le braccia al collo, quello che ti prende sulle spalle, quello che ti abbraccia, quello che gioca con te. 

Il rapporto con i padri è difficile. Parlo per esperienza. Si può gestire, si può ricostruire, si può perfino recuperare, in parte, però ci vuole tanta pazienza, e non sempre la vita ti lascia il tempo per rimettere tutto a posto.
Per questo, forse, quando mio marito ha detto che voleva essere chiamato babbo sono stata felice. Perché ho pensato che i miei figli avrebbero avuto più possibilità di avere "quel" tipo di babbo.
E così è stato, in effetti.
Per quanto - certo - un babbo può essere anche un semplice papà, o qualche volta perfino un padre. Ma se è anche un papi, o addirittura un papino, allora tutto sicuramente sarà più semplice.


Sotto: un papà tanto babbo da essere quasi mammo.



ps lo so, lo so... La festa del papà era ieri. Ma avevo una consegna, non potevo scrivere e non mi preparo mai i post in anticipo. 
  



2 commenti:

  1. Che bello!
    (p.s.: a casa mia "babbo" non si può usare, perché nel nostro dialetto vuol dire 'non tanto sveglio'...)

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    1. secondo me mio padre, a sentirsi chiamare "papino", deve aver pensato qualcosa del genere :)

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