giovedì 29 maggio 2014

0...0...7!

Oggi compi 7 anni, mio dolce furetto. 
Questi ultimi dodici mesi sono stati importanti: hai perso tanti dentini (7, anche loro), hai imparato ad andare in bici senza rotelle e a farti la doccia da sola, hai affinato l'arte di disegnare sirene e animali marini, sei andata in prima elementare e ora sai leggere e scrivere, e sai anche cosa succede se Gilberto ha 6 mele e ne mangia 2. Come sempre ti svegli malvolentieri, ma dopo pochi minuti hai già ristabilito il tuo sorriso. Come sempre ti addormenti malvolentieri, ma ti lasci andare se ti sussurro paroline dolci nell'orecchio, e acconsenti a essere il mio peluche. Come sempre sei prodiga di baci e di struggenti dichiarazioni di amore eterno, ma mi dici che mi odi se non ti lascio uscire senza calzini. Adori vestirti in modo stravagante, ma soprattutto adori svestirti anche quando è freddo. 
Hai bandito i jeans dal tuo guardaroba e quando ci sono le tue amiche vi mettete le mie scarpe con i tacchi. Brami i buchi nelle orecchie, e io resisto perché non posso rinunciare a una così formidabile arma di ricatto. Gli amici ti cercano, a scuola chiedono di stare seduti vicino a te, e in casa è un viavai di bambini e un risuonare di voci sottili. Ti piace stare fuori, con gli altri, e mangi senza quasi sederti, perché non vedi l'ora di correre in cortile.
Io che ho il privilegio di vederti crescere confesso di sentirmi spesso in debito con te: perché malgrado tutte le mie mancanze tu sei sempre lieta. 
Contagi buon umore. 
A te si addice, più che a chiunque altro, l'aggettivo "radiosa".




lunedì 26 maggio 2014

Dal free al fee, cose che ho imparato al freelancecamp di sabato

Cose che ho imparato al


1) Il guadagno medio netto di un freelance italiano è di 27mila euro all'anno: quindi a fare media con me è uno che guadagna quasi 50 mila euro. Beato lui.

2) È inutile cercare lavoro. Bisogna cercare contatti. Quindi tutto quel tempo che passo su Facebook non è sprecato come sembra.

3) Devo chiedere l'amicizia a quello che guadagna i miei 20 mila euro.

4) Ci sono freelance che riescono a prevenire gli insoluti perché riconoscono subito un cliente che non pagherà. Per me questa è magia, e se loro sono Harry Potter, io sono una babbana. O forse solo una babbiona.

5) Bisogna saper valorizzare i propri percorsi individuali e le proprie specificità. Quindi alla domanda: "che lavoro fai?" mai più rispondere: "quello che capita".

6) Devo proprio imparare a usare twitter, e per l'occasione non sarebbe male ricordarmi con quale password mi ero registrata.

7) Fare un preventivo che non si rivelerà catastrofico è possibile. Del resto, c'è gente che sa ballare magnificamente il fado. Devo solo rassegnarmi al fatto che io non faccio parte né dell'uno né dell'altro gruppo.

8) Il confronto con altri freelance stimola profondamente il mio ottimismo.



Scherzi a parte, è stata davvero una bella esperienza. Il cervello sfrigola, gli occhi brillano, la penna impenna. Vedo gente e faccio cose, tipo mangiare patatine a scrocco grazie a Siro che prende un mojito. 
Le mie capacità di automarketing conoscono il loro momento di massima umiliazione quando scopro che nessuno mi chiede "e tu, di cosa ti occupi?". Che sarebbe stata poi l'occasione di accedere a quei contatti di cui al punto 2). E anche per dare via una parte di quei 250 biglietti da visita che non sono ancora riuscita a smerciare. (Devo resistere alla tentazione di attaccarli alle fermate degli autobus per far fruttare l'investimento.)
Comunque ho conosciuto tante belle persone, anche se loro non hanno conosciuto me, e quindi l'anno prossimo ci torno se sarò ancora freelance.
Però se qualcuno vuole assumermi a tempo indeterminato non si faccia scrupoli: freelance è bello, ma bustapaga è meglio!

Se avete perso l'occasione, potete rifarvi guardando le registrazioni degli speech qui. Io ero seduta in prima fila, quindi potete ammirare a più riprese il mio testone che annuisce con veemenza.







martedì 6 maggio 2014

Odessa

Stamattina:
"Mamma, perché teniamo questi quadri in garage?"
(Sono due ritratti ingialliti di Marx e Gramsci)
"Perché ce li ha regalati un signore che è morto, in casa non ci stanno e allora li abbiamo appesi qui"
"E chi sono?"
"Sono due persone che hanno definito cos'è il comunismo"
"E cos'è?"
"È una dottrina politica secondo cui gli uomini sono tutti uguali, e nessuno deve rendere servo o schiavo un altro"
I miei figli sanno che noi genitori siamo comunisti. Sanno che crediamo in alcuni valori.

Sono valori che cerchiamo di trasmettere anche a loro: l'uguaglianza, il rispetto per ogni individuo, per ogni cultura, la laicità, la dignità del lavoro, la solidarietà. Cerchiamo di educarli a riconoscersi in una comunità umana, a sentirsi parte di un tutto, ad agire responsabilmente, pensando alle conseguenze delle proprie azioni.
Ma poi apri la tua pagina facebook e leggi cose come questa:

"Mio figlio è morto in quella terribile notte. Non aveva ancora 18 anni. Era lì per lil suo ideale e i suoi principi. E ora non c'è più. Quando hanno dato fuoco alla Casa dei Sindacati, lui era lì dentro. Provando a scappare dal fuoco è caduto dalla finestra. Il mio bambino era là steso a terra con la testa sanguinante".




Cominci a piangere, piangere, e non riesci a smettere.
Un ragazzo di 17 anni, uno delle vittime della strage di Odessa. Ucciso dai nazifascisti al soldo della Nato. Potrebbe essere mio figlio, educato all'ombra della sua stessa bandiera, tra pochi anni. 
Perché una cosa le vicende ucraine ci insegnano: nessuno è al sicuro. Il fascismo è sempre armato, sempre pronto come un cane rabbioso a essere sguinzagliato quando il padrone lo chiede.
E allora forse dovrei educare i miei figli a farsi i fatti loro, a non preoccuparsi di quello che succede nel mondo, e neppure nella loro città. Dovrei educarli all'individualismo, all'arte di arrangiarsi e di tenersi sempre dalla parte del vincitore. Come madre dovrei fare questo.
Per proteggerli.
E non riesco a smettere di piangere.