venerdì 18 luglio 2014

Uomini e donne

Diego, prima di entrare nella doccia.
"Ma è tutto sporco!"
"Ma no, ha fatto la doccia Anna, ci sarà rimasta un po' di schiuma!"
"No, ci sono delle cose..."
"C'è una bambolina con cui ha giocato lei"
"Che schifo, è contaminata di essenza femminile!"


Anna, al momento di dormire.
"Mamma, sai chi è il mio fidanzato?"
"Non lo so. Chi è?"
"È Tommy (pupazzo di stoffa, ndr)"
"Bene, ottima scelta, almeno non parla"
"Sì che parla, ma posso sentirlo solo io"
"Ok, adesso però mettiti giù con lui e dormi"
"Un attimo, stiamo litigando!"



Tommy

sabato 5 luglio 2014

Pezzo sottosopra

In questi giorni si vede che tutti, tranne me, vanno in spiaggia. Per cui leggo molto spesso argomentazioni  contro o a favore (di solito contro) "il pezzo di sopra" del costume per le bambine.
Pera, che per me è una specie di alter ego, è stata molto drastica sulla questione: potete leggere il suo post qui.
Siccome l'argomento mi riguarda, e ha suscitato in me un certo turbamento, e ha scatenato anche feroci duelli, volevo raccontare la mia esperienza per rifletterci un po' anche con voi.
Mia figlia mi chiede, mi prega e mi scongiura dall'anno scorso di farle mettere il pezzo di sopra. Io avrei evitato, ma non per un particolare giudizio etico o morale e men che meno perché vi intravedessi il tramonto dell'occidente, quanto perché non ne vedevo l'utilità. Mi pareva stupido.
Ma a un certo punto mi è parso stupido anche rifiutare categoricamente.
Per Anna il reggiseno è una questione di "stile", le piace vestirsi come una grande. C'è da dire che a lei piace vestirsi anche come una principessa, o una zingara, perché si diverte un mondo a tra-vestirsi. Si copre di veli, sciarpe, cappelli e spesso ha il coraggio di uscire con abbinamenti azzardati. Le piace anche truccarsi e darebbe qualsiasi cosa perché io le lasciassi usare i miei cosmetici. Ama mettere le mie scarpe con il tacco (per la verità, le usa più lei di me) e sciabattare per casa. Le piacciono i "gioielli" e appena può si fa regalare un anellino o un braccialetto.
In definitiva, le piace giocare con il suo corpo, che lei vede come un corpo femminile in un senso abbastanza assoluto e privo di incertezze.
A me, che ho faticato tanto a riconoscermi "femmina", questo suo modo di vivere la femminilità sembra allegro e liberatorio. Io che arrossivo anche solo se qualcuno accennava ai miei "attributi", che non ero capace di esercitare la minima ironia su argomenti legati al sesso, che prima di decidermi a provare uno smalto ho dovuto scavalcare i trent'anni, io gliela invidio questa sua disinvoltura.
Diventerà una bimbaminkia? Possibile, non posso escluderlo.
Però Anna non è "solo" lustrini e paillettes. Lei per esempio gioca quasi sempre con i maschi e a volte li preferisce alle amichette. Le piace truccarsi, ma adora anche buttarsi nelle pozzanghere e scavare buche nel fango. Mette i miei tacchi, ma ha le ginocchia coperte di croste perché passa tutta la giornata fuori. Gioca con le Barbie, ma preferisce nascondersi con suo fratello in improvvisati rifugi. A volte è tutta mossette e moine, ma un attimo dopo sembra la sorella selvatica di Tarzan. Mette il bikini, ma non esita a raccogliere lombrichi.
L'altra sera io e mio marito uscivamo per festeggiare i nostri 10 anni di matrimonio, e lei era orgogliosissima di potermi aiutare a scegliere il giusto abbinamento di collana e orecchini. Allora ho chiuso la porta e in gran segreto le ho messo un tocco di mascara sulle ciglia. È quasi esplosa di felicità, perché avevo assecondato un suo desiderio e perché in questo modo poteva condividere qualcosa con me. Qualcosa che lei trova bello.
Quindi, mi ripeto la domanda: diventerà una bimbaminkia? Non so se è in mio potere evitarlo, ma quello che posso fare è trasmetterle un modello di femminilità quanto più possibile aperto. Lei vede che mi trucco prima di uscire, ma sa che non esco per andare a ubriacarmi con le tette al vento. Lei sa che mi piace comprarmi orecchini e collane, ma sa anche che mi piace ancora di più comprare libri. Lei sa che mi faccio la ceretta, ma sa anche che il mio ideale di vita non è dare lo straccio. Lei sa che ogni tanto vado a fare shopping, ma sa anche che mi diverto molto di più al cinema. Lei sa che uso Internet per comunicare con le persone, ma non troverà mai una mia foto con le labbra a bacio e lo sguardo ammiccante. Lei vede che a volte metto i tacchi alti (insomma, quasi-alti) ma sa che non mi faccio mettere i piedi in testa da nessuno.
E quando l'altro giorno mi ha detto che vorrebbe essere un maschio, perché "i maschi possono fare molte più cose delle femmine", le ho fatto notare che esattamente il contrario, e non c'è niente che una donna non possa fare se lo vuole, mentre ci sono esperienze che un uomo non potrà mai vivere.
Questo è tutto quello che ho da offrirle. Per il resto mi rendo conto che proibire senza che l'altro capisca le tue ragioni è inutile e spesso controproducente. La condizione necessaria perché l'altro capisca le tue ragioni è che queste siano "ragionevoli", cioè motivate, provabili, e che tu ne sia convinto internamente. Siccome lei le mie ragioni su "pezzo di sopra sì/no" proprio non le capiva, ho avuto l'impressione che non fossero così inderogabili.
Voi cosa ne pensate?