martedì 26 agosto 2014

In moto per le strade d'America



Tranquilli, non guidavo io. Questa è solo una posa.
Lungo giro in moto oggi, con partenza alle 8 e arrivo alle 17. Abbiamo attraversato tre Stati: Georgia, North Carolina e Tennessee. Non credevo di poter reggere così tanto, visto che non sono mai stata in moto per più di un'ora, e comunque oltre vent'anni fa.
La prima tappa è stata nella Joyce Kilmer Memorial Forest, in North Carolina, dove vivono alberi che hanno oltre 400 anni, i più antichi dell'America orientale.
Altezze da capogiro, tronchi imponenti.




Tre anni fa un tornado ha attraversato la foresta, stracciando a morsi alcuni di questi giganti:


A un certo punto siamo stati fermati insieme ad altri bikers da un posto di blocco: una moto era volata giù dalla scarpata. Non so come, ma il motociclista pare sia rimasto illeso.


Seconda tappa in Tennessee, ad ammirare la bellissima cascata Bald River Falls. D'inverno a volte ghiaccia, e dev'essere uno spettacolo da urlo.


A cavallo dei 2000 metri, splendidi panorami, per una volta senza pioggia:



Ora non mi resta che far passare questi ultimi tre giorni prima del viaggio. Adesso che tutti gli altri timori sono stati fugati, resta la paura dell'aereo, che ha un bel po' di spazio a disposizione nella mia testa e sta dilagando fino a rasentare il panico.
Fatemi gli auguri!



lunedì 25 agosto 2014

Saluti da Washington D.C.

Partiti giovedì e tornati ieri: un viaggetto in macchina di 2400 chilometri in 4 giorni metterebbe a dura prova chiunque, e infatti sono letteralmente stremata.
Washington, va detto, è una città molto elegante e vivace, con migliaia di turisti tra cui - immancabili - diversi italiani.
Il primo incontro appena scesi dalla metro è stato questo:


La foto non è un granché, ma l'amico correva come un matto per mettere al sicuro la sua enorme nocciolina. Sembrava proprio Scrat, lo scoiattolo de L'era glaciale.
La zona monumentale di Washington comprende ampi sazi verdi, e questi graziosi animaletti sono i veri padroni di casa.
A proposito di case, la nostra prima tappa è stata naturalmente la Casa Bianca, che però - in questo Paese in cui tutto è gigantesco - in confronto agli altri palazzi sembra quasi piccola. Eccomi immortalata
davanti all'ingresso, insieme a gente che manifestava contro le armi nucleari e un santone barbuto che ravvivava l'ambiente con la sua armonica:




In quanto capitale, Washington ospita numerosi edifici pubblici e ha anche il compito di raccontare la storia del Paese. E lo fa, come ci si può ben aspettare, su ampia scala. Il giro per i memoriali e i monumenti mi ha fatto sentire ancora di più come Gulliver nel paese di Brobdingnag: il monumento a Washington, visibile praticamente da ogni angolo della città (almeno per quanto riguarda il centro)...


Questa è la vista dal memoriale di Lincoln, la stessa vista che Martin L. King aveva sotto gli occhi quando pronunciò il suo discorso "I have a dream..."
Ed eccolo lì, Lincoln, con il suo riconoscibilissimo barbone:


Il memoriale che mi è piaciuto di più? Proprio quello del dottor King:


Nel suo complesso, il giro per Washington mi ha ispirato una certa tristezza. La storia Americana è una storia di guerre, dalla rivoluzione in poi, e fa davvero impressione vedere commemorati così tanti caduti, nei musei come nella zona monumentale.
Per fortuna ci pensa Chinatown a vivacizzare la visita, offrendomi anche uno dei pasti migliori da quando sono qui:


Sabato pomeriggio ha iniziato a piovere a dirotto, e ci siamo rifugiati in uno di questi allegri autobus turistici, con l'autista che fa anche da guida (avessi capito una parola):


Pioggia a parte, per vedere tutti i musei e tutte le opere esposte ci sarebbero voluti giorni. Ve l'ho già detto che qui è tutto enorme?
Comunque Washington mi ha regalato l'opportunità di incontrare anche la prima delle figlie di James, nata proprio quando lui era nascosto in casa dei miei nonni. Nei ricordi di mia madre, quello che si stagliava con maggior nettezza era proprio l'immagine di lui che pensava a quel figlio (non poteva sapere che sarebbe stata una bimba) che rischiava di non conoscere. Ed eccola qui, insieme a suo marito:


Oggi inizia l'ultima settimana in America, e sarà durissima. La nostalgia di casa si fa struggente, il pensiero dei bimbi è straziante, e anche la voglia di pastasciutta si fa sentire. Per fortuna John e Donna sono davvero meravigliosi e - per inciso - anche simpaticissimi. Si sono fatti in quattro per me, e il lungo viaggio a Washington ne è la prova. Sono felice di aver trovato persone che posso senza esitazione definire "amici":


mercoledì 20 agosto 2014

Cose antiche dal nuovo mondo

Due giornatine intense, tra ieri e oggi. Una fatica, ma ne valeva la pena.
Ieri, dopo un viaggio di 3 ore tra corriere, metro e autobus, sono approdata ai piedi della Stone Mountain: un gigantesco pezzo di roccia dall'aspetto vagamente extraterrestre. Ci si arrampica su per un sentiero che sembra il letto prosciugato di un fiume


Su per circa due chilometri di salita, a tratti anche piuttosto ripida ma comunque agevole, sotto un cielo plumbeo per le recenti piogge.
I viandanti che mi hanno preceduta hanno voluto lasciare un segno del loro passaggio. Iscrizioni...




E altre tracce non biodegradabili, come questo albero che sembra quasi opera di un ardito artista postmoderno


e invece è solo ricoperto di (bleah) chewingum!
Una volta in cima, ecco un paesaggio lunare, da cui si ammirerebbe una splendida vista se solo non ci fossero tutte quelle nuvole


Con un po' di fantasia si riesce a intravedere la skyline di Atlanta



Poi di corsa verso la città, perché avevamo appuntamento con due delle tre figlie di James. Un incontro di un'intensità che non sono capace di descrivere. Mi avevano portato alcune foto della mia famiglia, foto che i miei nonni avevano spedito a James dopo la guerra. C'è mia madre bambina, con un fiocco nei capelli. Non le avevo mai viste. Fa impressione pensare che quelle foto siano arrivate quaggiù tanti anni fa, a suggellare un vincolo di amicizia che si sarebbe tragicamente spezzato con la morte di James, poco più che quarantenne, per poi riallacciarsi ora con me in veste di immeritevole ambasciatrice.
Per la cronaca, siamo andati a mangiare al Varsity, una specie di istituzione tra i fast-food


Poi in giro per Atlanta, con i suoi eleganti grattacieli...


...la sede centrale della CNN...



...il più grande acquario del mondo, nel quale nuotano creature titaniche...


Fanno un po' tenerezza, poverini, questi giganti che nuotano in tondo come pesci rossi nella boccetta, ma le loro movenze tolgono il fiato


Poi altre due ore e mezza di corriera bloccati nel traffico del rientro. Un'autostrada a 8 corsie completamente murata!

Oggi, un tuffo indietro di oltre mille anni, ad ammirare i resti di un'antica civiltà precolombiana. Sono le Etowah Indian Mounds, imponenti cumuli di terra che sorgono in una piana che un tempo ospitava una città completamente distrutta dagli invasori europei. Non c'è voluta neppure una guerra: la popolazione è stata sterminata dai virus e dai batteri di un altro mondo, contro i quali non aveva alcuna difesa immunitaria. Restano solo impressionanti paesaggi e qualche reperto archeologico






E domani si parte per Washington D.C.!

domenica 17 agosto 2014

Giro di boa

Eccomi alla metà di questa mia strana esperienza, che mi sta regalando momenti di divertimento ma anche grandi emozioni. Divertente, per esempio, cimentarsi in una "parmigiana" o nella preparazione di biscotti... John mi ha preso per una specie di guru della cucina italiana :)
Divertente veleggiare con il vento forte, la barca che si inclina fino a che le onde non lambiscono il ponte:



Piacevole sbirciare tra gli alberi per osservare queste belle case, alcune "piccole" e curatissime


tutte con un po' di verde intorno


giusto un giardinetto


magari sul lago


in alcuni casi davvero imponenti



S.P.Q.A.: sono pazzi questi americani. Quasi tutti hanno una bandiera che sventola sulla porta, e sono religiosissimi. Pregano prima dei pasti, e va bene. Ma pregano anche prima di iniziare una qualsiasi attività "in comune". Sono andata con John nella sede di un'associazione che distribuisce cibo e vestiti alle persone in difficoltà economica, e hanno detto una preghiera prima di iniziare. Sono andata a lavorare in un cantiere dove costruiscono case per donne, e hanno pregato prima di iniziare. Sono andata a una riunione della locale associazione sportiva, e hanno pregato pure lì. E sono associazioni laiche!
A proposito: ecco come procurarsi una vescica, un'ustione solare e una parziale paralisi delle dita...


Ora ho una bellissima X stampata sulla schiena.

Comunque, veniamo alle cose serie. Tra ieri e oggi ho conosciuto due cugini di James (James è l'aviatore americano nascosto in casa dei miei nonni durante la Seconda guerra mondiale, ndr). Messi insieme, fanno 180 anni. Con le loro mogli arriviamo quasi a 360.


Fa impressione pensare che tra queste persone e me c'è un legame, per quanto vago, sfilacciato dal tempo e dalla memoria. James ha raccontato loro della sua esperienza in Italia, sebbene anche Buster e J.H., i due nella foto, siano venuti a conoscenza dei dettagli solo grazie alla ricerca di Daniele Celli che ha riportato alla luce questo episodio lontano (a proposito, se qualcuno vuole leggerla sono certa che Daniele sia disponibilissimo a divulgarla, quindi nel caso fatemi sapere). 
Ed è anche strano pensare che questi due miti vecchietti, con i loro occhi cerulei dietro le lenti bifocali e la loro penna nel taschino, abbiano combattuto e probabilmente ucciso delle persone, uno imbarcato su una nave e l'altro come aviatore.
A tavola passavano racconti di guerra di cui riescivo ad afferrare solo frammenti. Una parola, un luogo: Canale di Panama, Okinawa, Fukushima. 
Hiroshima.
Erano poco più che bambini, uno dei due aveva appena finito le superiori quando ha ricevuto la lettera di richiamo alla leva. Catapultati dall'altra parte del mondo a uccidere gente senza neppure vederla in faccia, prima di tornare alle loro pacifiche villette, alla vita in un ranch - l'uno - e come pilota - l'altro. Alle loro mogli simpatiche, le lenti bifocali, le penne nel taschino.
Fino a qui, dove sono arrivata io.




lunedì 11 agosto 2014

Piove

Da quattro giorni.
Piove, il sole dà una rapida occhiata ogni tanto, poi torna sotto le coperte: è evidente che non ha nessuna voglia di alzarsi, forse crede di essere tornato adolescente. E quindi piove. E pioverà ancora domani. Sabato c'era perfino un allarme per rischio tornado!
Dev'essere la mia nemesi per aver gioito della pioggia a luglio. 
Ed è freddo.
O meglio, per me è freddo. Qui tutti girano tranquillamente in braghini e mezze maniche, mentre io ho la maglietta, la maglia con le maniche lunghe e spesso anche una felpa. Oppure, come in questo momento, un foulard al collo. Tengono l'aria condizionata a temperature che oscillano tra i 10 e i 15 gradi, secondo me. Entrare in un ristorante o in un supermercato è una sfida alle mie capacità di termoregolazione,  mentre gli indigeni non fanno una piega.
Malgrado il tempo, non c'è rischio di annoiarsi. È tutto così grande, che anche le distanze sono infinite. Andare a fare la spesa, per esempio, implica un viaggio di 30 minuti. Se hai bisogno di qualcosa di più specifico, puoi mettercene anche 50. Ho macinato più chilometri in una settimana che nell'ultimo anno. E intanto mi perdo ad ammirare il paesaggio, le case, i cavalli e le mucche che pascolano in grandi corral. Il tutto, rigorosamente, con felpa e sciarpina perché anche in macchina l'aria condizionata non si risparmia.
Visto che il tempo non concede altro, mi sono dedicata a scorpacciate di film e serie tv in inglese, a lunghe sedute sulla poltrona massaggiatrice, ma anche a piacevoli attività in famiglia. L'esperimento "cucina italiana" è sostanzialmente riuscito, anche se la mia amata e sobria margherita è stata scalzata via da una pizza pomodoro, peperoni, salamino, mozzarella, funghi e parmigiano. 
Un'altra simpatica iniziativa è stata questa:


Con questo risultato:



Io ho lavorato sulla sinistra, e quella specie di scoiattolo in realtà voleva essere un gatto. 
Poi abbiamo firmato con l'impronta della mano. Indovinate qual è la mia? Vi do un indizio: non c'erano bambini né nani.

Interrompo un attimo. Stiamo andando in piscina (al coperto).

Eccomi di ritorno, dopo una bella nuotata e un po' di relax nella vasca a idromassaggio.
Oggi abbiamo mangiato nel locale supermercato, e ho visto cose che voi italiani non potete neppure immaginare. Ho visto tortellini serviti in insalata. Ho visto formaggi gialli come sapone da bucato. Ho visto un condimento cosiddetto "italiano" che era una delle innumerevoli salse che qui usano per laqualunque. Ma tutto sommato non sto mangiano male, visto che i miei ospiti sono buongustai e soprattutto tendono a limitare i grassi (per quanto sia umanamente possibile farlo qui, dove perfino il latte di soia è arricchito).
A volte poi mi sorprendono davvero. Ieri abbiamo allestito un "bonefire", ovvero un grande falò, in una delle loro tenute (oltre alla casa, hanno due grandi appezzamenti di terra coperti da foreste, a non so quanti chilometri di distanza). Eccolo:


Era previsto anche un barbecue, ma non sulla brace di quello splendido fuoco. Una cosa più tecnologica.


A un certo punto sono arrivate due camionate di ragazzi intorno ai vent'anni. Pensavo che avrei visto ardere tonnellate di carne e scorrere fiumi di alcool, invece abbiamo avuto un hamburger a testa e qualche bibita, tra cui una Coca cola alla ciliegia (!).
Con la notte sono arrivate le lucciole. Ma non i timidi insetti che ho visto in Italia. Qui sono grandi come jumbo jet e volano anche a diversi metri d'altezza.
Il clima era allegro, pieno delle voci di questi ragazzi giovanissimi. 


A un certo punto, dietro gli alberi, è spuntata la super luna a completare la magia.
Però era freddo.
Per me.
Io battevo i denti dentro la mia felpina, loro erano tutti in maniche corte o canottiera.


mercoledì 6 agosto 2014

Si mangia italiano!

Blue Ridge. Un "piccolo" lago a nord di Atlanta. Qui i miei ospiti tengono la loro barca, e qui vanno una o due volte a settimana per veleggiare e fare il bagno nelle acque che, a dispetto del nome, sono verdi, in un magnifico scenario di montagne coperte da foreste. Questo scenario:


Il mio primo giro in barca a vela mi ha regalato momenti di puro benessere: le onde che mi cullavano, un venticello lieve, un'aria pulita. 
Che dite, si capisce che me la sono goduta?


La bellissima ragazza bionda che vedete alle mie spalle e' Tiana, una delle figlie di John, che era in barca insieme al suo ragazzo. Naturalmente ne ho approfittato per qualche foto romantica...



C'era anche un bimbo, fratellino del ragazzo di Tiana, che mi ha conquistato subito addormentandosi sulla mia spalla in macchina. A quel punto, per forza di abitudine, non ho potuto fare a meno di prendermi cura di lui, allacciandogli la cintura, sistemandogli il giubbotto di salvataggio, aiutandolo a rivestirsi. Non ci si disintossica cosi' facilmente dalla mammita'.
A un certo punto e' arrivato un altro figlio di John, Rollin, ma dal cielo. Il giovane infatti studia per diventare pilota. Eccolo, un puntino tra le nuvole.



Poi cena messicana e infine a casa. A letto presto, perche' oggi bisognava svegliarsi all'alba. John infatti voleva portarmi sul cantiere in cui lavora come volontario per costruire case per donne bisognose. Perche' davvero i miei ospiti sono persone magnifiche, e fanno un sacco di attivita' di volontariato.
Cosi' siamo andati a non so quanti chilometri di distanza a raggiungere gli altri "operai":



La mia carriera di volontaria e' stata bruscamente interrotta dal capocantiere: i miei sandali aperti non erano assolutamente a norma. Quindi siamo tornati indietro, macinando altri chilometri, per prendere le scarpe da tennis, ma a quel punto John si e' reso conto di avere un braccio grosso come un tronco di quercia. Ieri e' stato punto da una vespa, e pian piano il gonfiore e' avanzato al punto che ha dovuto togliersi la fede e prendere un antibiotico.  Quindi niente cantiere per oggi.
Il resto della mattina l'ho passato su una sedia a dondolo sotto il portico, in compagnia del mio amico Cat.


















All'improvviso, un'apparizione tra gli alberi.



Quando si  e' accorta di me, la signora cerva e' rimasta immobile a fissarmi per alcuni minuti. Forse voleva accertarsi che non fossi un predatore, o forse si era messa in posa, non so. Comunque ho potuto fotografarla con tutta calma.
A un certo punto si e' visto anche uno scoiattolo, ma ormai era ora di pranzo. Oggi siamo andati in un ristorante italiano, dove ho mangiato in effetti degli ottimi ravioli - per quanto un po' troppo conditi  - ma per qualche misteriosa ragione mi hanno chiesto se volevo accompagnarli con un minestrone... Mica potevo dire di no, che pareva brutto, ma alla seconda razione di minestrone ho ceduto. Ho l'impressione che ogni americano mangi almeno il triplo di quello che e' necessario.

Dopo pranzo, altri 100 e passa chilometri per raggiungere un enorme grocery, un negozio dove vendono prodotti alimentari di ogni genere e provenienza, alcuni dei quali a me del tutto sconosciuti. Qui abbiamo comprato il necessario per un pesto alla genovese e per ravioli con i carciofi. Perche' John, tra le altre sue virtu', e' anche un cuoco appassionato. Quindi a breve si cucina italiano (piu' o meno, l'unica farina simile alla semola che siamo riusciti a trovare proviene dalla Nigeria, e secondo me serve a fare il couscous, non la sfoglia).
Vi sapro' dire...

martedì 5 agosto 2014

Georgia. Primo dispaccio

Eccomi qui, seduta su un comodo divano vista lago, mentre 6 tacchini si mettono ordinatamente in fila per il decollo. Non ho assunto droghe, anche se gli effetti del jetlag sono piu` o meno gli stessi. E sto scrivendo con una tastiera americana, ecco perche` non uso gli accenti.
Ma partiamo dall`inizio, ovvero dal viaggio. 
Dico subito che il momento della separazione dai bimbi e' stato durissimo. Per un attimo ho creduto di non potercela fare a lasciarli. Ma loro erano sereni, cosi' felici di partire per il mare. Giusto Diego ha voluto farmi una raccomandazione: "Non morire scalando la montagna" mi ha detto. Non e' una massima zen, anche se puo' sembrarlo: si riferisce a una delle escursioni previste dai miei ospiti.
Dunque via, in viaggio per Roma. Fin qui tutto benissimo, a parte il fatto che, arrivata in albergo, non riuscivo ad aprire la porta dell'ascensore, sotto gli occhi di una decina di bambine sedute sulle scale che si sono sentite in dovere di spiegarmi che prima dovevo richiamarlo al piano.
Arrivo in camera in un modo o nell'altro, ma e' impossibile dormire. Quindi visto che sono a Roma faccio come i romani e mi sparo due film di Alberto Sordi. Alle 5 sono gia' sveglia. Il mio aereo parte alle 11.15. In teoria.
Il mio volo ha 4 ore di ritardo, un record. Naturalmente questo, su una persona gia` un filo nervosetta all`idea di volare per 10 ore + 2, ha contribuito ad aumentare le ansie, ma poi ho trovato il mio spirito guida: una bella, anziana signora sempre sorridente, che si e` accorta prima  di tutti che avevano cambiato  il gate, e che mi sono ritrovata incredibilmente seduta a poca distanza. La guardavo e pensavo: ecco una abituata a viaggiare, se lei non si scompone non mi scompongo neppure io. E a ogni vuoto d'aria la guardavo e ripetevo questo mantra. E intanto volavo sopra le nuvole, alternando momenti di euforia a momenti di puro panico.



 E alla fine quelle dieci ore sono passate, e sono arrivata a Chicago, che mi ha accolto in tutta la sua fumosa e sterminata bellezza:





La buona notizia e' che non mi sono persa in aeroporto, anche se ci hanno provato a confondermi cambiando 4 o 5 volte il gate. E non ho perso neppure il bagaglio, malgrado le migliaia di persone in transito che venivano gestite con la stessa fredda efficienza che immagino per uno sgombero d'emergenza di una citta'. Qui vengo sottoposta a un vero e proprio interrogatorio da parte di un agente di dogana che mi guarda fissa negli occhi come se volesse leggermi dentro. "Perche' sei qui, Stefania? Chi e' questo John, il tuo boyfriend?" No, macche'! Cosa fare? Mantenermi sul vago e rischiare di cadere in contraddizione, oppure raccontare la ragione del viaggio, una storia cosi' strana da risultare difficile da spiegare anche in italiano, figurarsi in inglese? Comunque mi crede, o decide di credermi, mi fotografa, mi prende le impronte digitali e poi mi dice che sono libera di andare.
Superate altre 3 ore di attesa, eccomi sul secondo aereo. A quel punto sono cosi' stanca che mi addormento in barba a ogni paura, per risvegliarmi solo al momento dell'atterraggio.
Finalmente sono davvero in America, viva e con tutti i bagagli, in un pigro aeroporto in piena notte, dove riesco a rintracciare il mio ospite grazie alla gigantesca bandiera italiana con cui e' venuto ad accogliermi. Altre due ore di macchina e finalmente arriviamo a casa, 25 ore dopo il mio risveglio  a Roma.
La mattina mi aspetta una tipica colazione americana a base di uova strapazzate, pane burroso e una salsa di mais e formaggio. Ed ecco un'altra bella notizia: il caffe' e' buono. Lo bevo una sola volta al giorno, ma e' una tazza da mezzo litro.
La casa, come gia' sapevo, e' strepitosa:




E anche la mia cameretta con vista lago non e' male:


La prima mattina trascorre piacevole con un viaggio in moto fino alla piscina. Cosi' ho modo di gustare appieno il tipico paesaggio di una linda provincia americana:



Con le sue belle villette che scorrono una dopo l'altra sotto i miei occhi.



Dopo un pranzo a base di hamburger, il pomeriggio passa pigro, in contemplazione e letture, alle "prese" con problemi di cavi: scopro infatti che grazie al wifi posso usare il mio cellulare per chattare con mio marito e tenermi quindi in contatto continuo. Questo alleggerisce di un bel po' la sensazione di essere sperduta in un mondo alieno. Scopro anche, pero', che le prese americane sono diverse dalle nostre, e quindi non ho modo di ricaricare il computer e la macchina fotografica. Per il computer nessun problema, i miei ospiti mi prestano il tablet con il quale sto scrivendo, ma per la macchina fotografica? Urge procurasi un adattatore, ma al momento e' impossibile. Tacite urla di disperazione.

La giornata si conclude con una cena a base di chili e un piacevole giretto in canoa:


Adesso.
Dopo aver iniziato questo post mi sono interrotta per una colazione con pancake e miele, poi io e il mio ospite ci siamo seduti sulla veranda e io ho fatto amicizia con Cat, il gatto della famiglia, che si e' lasciato coccolare per una buona mezz'ora.
E oggi pomeriggio: barca a vela!