martedì 5 agosto 2014

Georgia. Primo dispaccio

Eccomi qui, seduta su un comodo divano vista lago, mentre 6 tacchini si mettono ordinatamente in fila per il decollo. Non ho assunto droghe, anche se gli effetti del jetlag sono piu` o meno gli stessi. E sto scrivendo con una tastiera americana, ecco perche` non uso gli accenti.
Ma partiamo dall`inizio, ovvero dal viaggio. 
Dico subito che il momento della separazione dai bimbi e' stato durissimo. Per un attimo ho creduto di non potercela fare a lasciarli. Ma loro erano sereni, cosi' felici di partire per il mare. Giusto Diego ha voluto farmi una raccomandazione: "Non morire scalando la montagna" mi ha detto. Non e' una massima zen, anche se puo' sembrarlo: si riferisce a una delle escursioni previste dai miei ospiti.
Dunque via, in viaggio per Roma. Fin qui tutto benissimo, a parte il fatto che, arrivata in albergo, non riuscivo ad aprire la porta dell'ascensore, sotto gli occhi di una decina di bambine sedute sulle scale che si sono sentite in dovere di spiegarmi che prima dovevo richiamarlo al piano.
Arrivo in camera in un modo o nell'altro, ma e' impossibile dormire. Quindi visto che sono a Roma faccio come i romani e mi sparo due film di Alberto Sordi. Alle 5 sono gia' sveglia. Il mio aereo parte alle 11.15. In teoria.
Il mio volo ha 4 ore di ritardo, un record. Naturalmente questo, su una persona gia` un filo nervosetta all`idea di volare per 10 ore + 2, ha contribuito ad aumentare le ansie, ma poi ho trovato il mio spirito guida: una bella, anziana signora sempre sorridente, che si e` accorta prima  di tutti che avevano cambiato  il gate, e che mi sono ritrovata incredibilmente seduta a poca distanza. La guardavo e pensavo: ecco una abituata a viaggiare, se lei non si scompone non mi scompongo neppure io. E a ogni vuoto d'aria la guardavo e ripetevo questo mantra. E intanto volavo sopra le nuvole, alternando momenti di euforia a momenti di puro panico.



 E alla fine quelle dieci ore sono passate, e sono arrivata a Chicago, che mi ha accolto in tutta la sua fumosa e sterminata bellezza:





La buona notizia e' che non mi sono persa in aeroporto, anche se ci hanno provato a confondermi cambiando 4 o 5 volte il gate. E non ho perso neppure il bagaglio, malgrado le migliaia di persone in transito che venivano gestite con la stessa fredda efficienza che immagino per uno sgombero d'emergenza di una citta'. Qui vengo sottoposta a un vero e proprio interrogatorio da parte di un agente di dogana che mi guarda fissa negli occhi come se volesse leggermi dentro. "Perche' sei qui, Stefania? Chi e' questo John, il tuo boyfriend?" No, macche'! Cosa fare? Mantenermi sul vago e rischiare di cadere in contraddizione, oppure raccontare la ragione del viaggio, una storia cosi' strana da risultare difficile da spiegare anche in italiano, figurarsi in inglese? Comunque mi crede, o decide di credermi, mi fotografa, mi prende le impronte digitali e poi mi dice che sono libera di andare.
Superate altre 3 ore di attesa, eccomi sul secondo aereo. A quel punto sono cosi' stanca che mi addormento in barba a ogni paura, per risvegliarmi solo al momento dell'atterraggio.
Finalmente sono davvero in America, viva e con tutti i bagagli, in un pigro aeroporto in piena notte, dove riesco a rintracciare il mio ospite grazie alla gigantesca bandiera italiana con cui e' venuto ad accogliermi. Altre due ore di macchina e finalmente arriviamo a casa, 25 ore dopo il mio risveglio  a Roma.
La mattina mi aspetta una tipica colazione americana a base di uova strapazzate, pane burroso e una salsa di mais e formaggio. Ed ecco un'altra bella notizia: il caffe' e' buono. Lo bevo una sola volta al giorno, ma e' una tazza da mezzo litro.
La casa, come gia' sapevo, e' strepitosa:




E anche la mia cameretta con vista lago non e' male:


La prima mattina trascorre piacevole con un viaggio in moto fino alla piscina. Cosi' ho modo di gustare appieno il tipico paesaggio di una linda provincia americana:



Con le sue belle villette che scorrono una dopo l'altra sotto i miei occhi.



Dopo un pranzo a base di hamburger, il pomeriggio passa pigro, in contemplazione e letture, alle "prese" con problemi di cavi: scopro infatti che grazie al wifi posso usare il mio cellulare per chattare con mio marito e tenermi quindi in contatto continuo. Questo alleggerisce di un bel po' la sensazione di essere sperduta in un mondo alieno. Scopro anche, pero', che le prese americane sono diverse dalle nostre, e quindi non ho modo di ricaricare il computer e la macchina fotografica. Per il computer nessun problema, i miei ospiti mi prestano il tablet con il quale sto scrivendo, ma per la macchina fotografica? Urge procurasi un adattatore, ma al momento e' impossibile. Tacite urla di disperazione.

La giornata si conclude con una cena a base di chili e un piacevole giretto in canoa:


Adesso.
Dopo aver iniziato questo post mi sono interrotta per una colazione con pancake e miele, poi io e il mio ospite ci siamo seduti sulla veranda e io ho fatto amicizia con Cat, il gatto della famiglia, che si e' lasciato coccolare per una buona mezz'ora.
E oggi pomeriggio: barca a vela!

5 commenti:

  1. Non ho capito perché sei lì, però divertiti!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono qui perche' durante la seconda guerra mondiale i miei nonni nascosero in casa loro un aviatore americano, durante l'occupazione tedesca. A distanza di anni alcuni suoi parenti sono venuti a conoscenza di questa storia e hanno voluto "ricambiare l'ospitalita'". Io naturalmente non mi sono lasciata sfuggire l'occasione :)

      Elimina
  2. w o w
    no, davvero, continua!!!

    RispondiElimina
  3. te lo giuro: ho avuto un mancamento, quando ho visto la casa di legno sul lago.
    te lo giuro, una cosa tipo: nooooo, il sogno della mia vita, il posto in cui andare a morire!! (il più tardi possibile, naturalmente). adesso corro a mostrarlo a Ste :-)
    ti seguiremo ansiosi di nuove, mirabolanti avventure!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensa che adesso, dalla porta a vetri, posso vedere tre cervi che pascolano tranquilli proprio qui davanti :)

      Elimina