lunedì 25 agosto 2014

Saluti da Washington D.C.

Partiti giovedì e tornati ieri: un viaggetto in macchina di 2400 chilometri in 4 giorni metterebbe a dura prova chiunque, e infatti sono letteralmente stremata.
Washington, va detto, è una città molto elegante e vivace, con migliaia di turisti tra cui - immancabili - diversi italiani.
Il primo incontro appena scesi dalla metro è stato questo:


La foto non è un granché, ma l'amico correva come un matto per mettere al sicuro la sua enorme nocciolina. Sembrava proprio Scrat, lo scoiattolo de L'era glaciale.
La zona monumentale di Washington comprende ampi sazi verdi, e questi graziosi animaletti sono i veri padroni di casa.
A proposito di case, la nostra prima tappa è stata naturalmente la Casa Bianca, che però - in questo Paese in cui tutto è gigantesco - in confronto agli altri palazzi sembra quasi piccola. Eccomi immortalata
davanti all'ingresso, insieme a gente che manifestava contro le armi nucleari e un santone barbuto che ravvivava l'ambiente con la sua armonica:




In quanto capitale, Washington ospita numerosi edifici pubblici e ha anche il compito di raccontare la storia del Paese. E lo fa, come ci si può ben aspettare, su ampia scala. Il giro per i memoriali e i monumenti mi ha fatto sentire ancora di più come Gulliver nel paese di Brobdingnag: il monumento a Washington, visibile praticamente da ogni angolo della città (almeno per quanto riguarda il centro)...


Questa è la vista dal memoriale di Lincoln, la stessa vista che Martin L. King aveva sotto gli occhi quando pronunciò il suo discorso "I have a dream..."
Ed eccolo lì, Lincoln, con il suo riconoscibilissimo barbone:


Il memoriale che mi è piaciuto di più? Proprio quello del dottor King:


Nel suo complesso, il giro per Washington mi ha ispirato una certa tristezza. La storia Americana è una storia di guerre, dalla rivoluzione in poi, e fa davvero impressione vedere commemorati così tanti caduti, nei musei come nella zona monumentale.
Per fortuna ci pensa Chinatown a vivacizzare la visita, offrendomi anche uno dei pasti migliori da quando sono qui:


Sabato pomeriggio ha iniziato a piovere a dirotto, e ci siamo rifugiati in uno di questi allegri autobus turistici, con l'autista che fa anche da guida (avessi capito una parola):


Pioggia a parte, per vedere tutti i musei e tutte le opere esposte ci sarebbero voluti giorni. Ve l'ho già detto che qui è tutto enorme?
Comunque Washington mi ha regalato l'opportunità di incontrare anche la prima delle figlie di James, nata proprio quando lui era nascosto in casa dei miei nonni. Nei ricordi di mia madre, quello che si stagliava con maggior nettezza era proprio l'immagine di lui che pensava a quel figlio (non poteva sapere che sarebbe stata una bimba) che rischiava di non conoscere. Ed eccola qui, insieme a suo marito:


Oggi inizia l'ultima settimana in America, e sarà durissima. La nostalgia di casa si fa struggente, il pensiero dei bimbi è straziante, e anche la voglia di pastasciutta si fa sentire. Per fortuna John e Donna sono davvero meravigliosi e - per inciso - anche simpaticissimi. Si sono fatti in quattro per me, e il lungo viaggio a Washington ne è la prova. Sono felice di aver trovato persone che posso senza esitazione definire "amici":

video

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