martedì 28 ottobre 2014

A volte loro mi portano all'esasperazione, a volte ce li porto io

Diego: "Cosa c'è per cena?"
Io: "Pasta e ceci..."
D.: "Come?! Noooo! Non mi piace!"
Io: "Lo so, ma tu sai che non si possono mangiare sempre le stesse cose, e la sana alimentazione bla bla, variare la dieta bla bla bla, i legumi bla bla bla".
D.: "Ma non mi piace!"
Io: "Insomma, non farmi arrabbiare! Bisogna sforzarsi di mangiare un po' di tutto, mica te la faccio tutte le sere! Mangiane almeno un po'!"
D.: "Ma mi fa schifo!"
Io: "Ti metto pochi ceci!"
D.: "Non la voglio!"
Io: "Ti rendi conto che è un capriccio? Fino a poco tempo fa la mangiavi!"
D.: "Visto che è un capriccio, per punizione non mi puoi mandare a letto senza cena?!"






mercoledì 15 ottobre 2014

Una separazione difficile

Io li conoscevo, sapevo com'erano fatti, e in un certo senso speravo che sarebbe finita così.
Certo, avrei preferito che andasse diversamente.
Invece alla fine è stato lui a prendere la decisione. Lei non ne avrebbe mai avuto il coraggio. La loro unione durava da così tanti anni, avevano così tante cose in comune. Lei rimaneva tenacemente aggrappata al ricordo di com'erano stati, quando erano giovani. Allora avevano le stesse passioni, un'identica missione, una comune speranza. Avevano condiviso progetti per il futuro, progetti ambiziosi per i quali si sentivano pronti a tutto. Avevano creduto che - insieme - niente avrebbe potuto fermarli. Avrebbero dato la scalata al cielo.
Quando la loro relazione era appena nata, lui era un altro.
Poi, certo, il tempo passa. Lei sembrava l'unica a non accorgersi di come lui era cambiato. Dov'erano finiti quegli occhi chiari che aveva all'inizio, quel fuoco che gli ardeva dentro? Era diventato pesante, sembrava aver completamente dimenticato i sogni di un tempo, guardava altrove.
Poi iniziarono i tradimenti. E, ancora, lei sembrava l'unica a non accorgersene.
Certo, lui stava bene attento a giocare sempre sull'ambiguità: non si nascondeva, ma era riuscito quasi a farle credere che quello fosse l'unico modo per restare insieme. Lui continuava ad aver bisogno di lei, non voleva e non poteva rompere definitivamente. Troppo comodo poter chiedere il suo aiuto nei momenti di difficoltà, averla al suo fianco quando si sentiva vacillare.
E lei? Lei si ostinava in quella relazione senza speranza. Non era cambiata anche lei, dopotutto? Si era appesantita anche lei, nel placido benessere del loro rapporto: i sacrifici dei primi tempi sembravano lontani, tutto pareva raccogliersi nel ritmo rassicurante della routine.
Ma era solo un'illusione. In quella routine, lui non c'era già più e lei da sola si sarebbe ben presto trovata davanti al baratro.
Eppure, a parte qualche breve litigio, lei non aveva il coraggio di dire basta.
Finché, alla fine, non l'ha fatto lui. Nel più brutale dei modi. 
Le ha gettato addosso, pubblicamente, tutto il suo disprezzo. L'ha beffeggiata, l'ha umiliata davanti a tutti.
Chissà se lei ha capito? Chissà se si rende conto che, in fondo, lui le ha fatto un regalo. Perché adesso forse lei potrà tornare a essere quella di un tempo. Senza quel compagno che le gravava il fianco, lei forse potrà ritrovare l'audacia, la rabbia, la speranza. 
Io voglio crederlo.
Voglio credere che lo sciopero di domani sia il primo segnale, e che finalmente la CGIL abbia capito che il matrimonio con il PD è stato un fallimento. Ci voleva Renzi, che le ha sbattuto la porta in faccia. Ci voleva il trauma di una lacerazione. E spero che la CGIL colga l'occasione per tornare a essere un sindacato degno di questo nome. Che ricominci a lottare, che riprenda la scalata al cielo. Anche da sola.
Io domani, in piazza, ci sarò!








lunedì 13 ottobre 2014

Un tranquillo weekend di cultura

Vi volevo raccontare di questo sabato quando, affrontato e superato il flagello dei compiti, ci siamo ritrovati con un pomeriggio libero. Il papà era al lavoro, cosa fare? Sbirciando sul Web ho scoperto che al Mambo, il museo di arte moderna di Bologna, era previsto un laboratorio per i bambini e, per una volta, non era troppo tardi.
Sì, perché io non sono un grande segugio: mi accorgo che è stata organizzata un'iniziativa interessante quando ormai è già passata, o non è più possibile prenotarsi, oppure ho già preso un altro impegno. E rosico.
In questo caso invece, com'è come non è, anche se il laboratorio si teneva di lì a poche ore, c'era ancora posto. Poi, com'è come non è, si è aggiunta un'amichetta, poi un'altra, e alla fine siamo partiti tutti stipati nella mia Fiat Seicento.
Una volta lì, la sorpresa: durante il laboratorio i genitori non erano graditi, ed erano caldamente invitati a partecipare a una visita guidata del museo.
Dunque, per chi non avesse afferrato bene il concetto:

sabato pomeriggio
per due ore qualcuno intrattiene i tuoi figli (e pure le amiche)
intanto tu te ne vai a zonzo per un museo
il tutto completamente gratuito*

Questa cosa per me si avvicina paurosamente al concetto di beatitudine.

Così i bimbi hanno visitato l'esposizione, hanno curiosato tra libri antichi e hanno scoperto artisti e tecniche che poi hanno "imitato". Alighiero Boetti, Carla Accardi e Stefano Arienti.





Intanto io ammiravo i Funerali di Togliatti di Guttuso, mi stupivo davanti al video di una performance di Marina Abramovic e Ulay, nei ruggenti anni '70 alla Gam (la Galleria d'arte moderna, "mamma" del Mambo), mi struggevo davanti alle foto di Radio Alice e scoprivo un artista a me sconosciuto, Wolfgang Weileder. L'esposizione, che si intitola Meridiano, mi è piaciuta assai perché raccoglie temi a me cari: il passare del tempo, il mare, l'attesa, la visione e la fotografia.



Ma quel pomeriggio aveva ancora in serbo sorprese. In attesa che i figli ci venissero restituiti, ritrovo una mia ex collega di lavoro che nel frattempo - in fuga anche lei dal triste destino del precario editoriale - si è dedicata a cose bellissimissime:


Intanto il papà tornava dal lavoro ed era pronto ad accoglierci, creativi ed affamati com'eravamo. Comunque, gli avevo lasciato tutte le istruzioni necessarie:


La domenica prevedeva il tradizionale pranzo dai nonni, poi (imprevista) una luuuunga camminata nelle strade della nostra cittadina, dove si tenevano ben due feste con mercatini e varie amenità. Diego, come premio per aver scarpinato per chilometri e chilometri, ha ottenuto una nuvola di zucchero filato, che ho assaggiato anch'io per la prima volta nella mia vita (ebbene sì, ho avuto un'infanzia strana).



Poi i bambini sono stati smollat affidati ai nonni, perché noi avevamo un impegno: andavamo a vedere questo spettacolo qua.


Se vi dico che loro, Giulia ed Enrico, sono cari amici, magari poi pensate che io non sia affidabile e i miei giudizi siano viziati dall'affetto. Ma secondo me sono bravissimi, e lo spettacolo merita davvero per originalità e profondità. Il destino a volte ti fa incontrare persone straordinarie, forse anche a un semplice corso preparto...
E questo è quanto. Finito il weekend culturale, si torna a lavorare (per fortuna, dico io!). Buona settimana a tutti!

*forse dovrei togliere il bold. Non è che poi si accorgono che viene offerta cultura aggratis, a tutti, senza discriminazioni, dove magari si vede pure qualche falce e martello, e ce la tolgono?