giovedì 5 novembre 2015

Amore fraterno e altre delizie

Diego, hai compiuto 10 anni (due cifre!) e io non ho scritto niente per celebrare quel giorno. Anna, hai compiuto 8 anni e io - idem - ho saltato l'augurio ufficiale.
Ma ieri hai perso un canino, Diego, e adesso è rimasto solo un ultimo dentino da latte. Dopodiché, credo, la tua infanzia in senso stretto dovrà dirsi conclusa. Mi aggrappo a quel dentino superstite con tutte le mie forze, perché ammetto di non essere pronta. 
Avoglia, in tutti questi 10+8 anni, a ripetermi che non potevo perdermi neppure un minuto di voi, che dovevo imprimermi bene nella mente ogni passaggio, che avevo la necessità - l'urgenza - di trattenere tutte le sensazioni che provavo per poterle rievocare negli anni a venire. Il tempo passa, ineluttabilmente, e voi per fortuna crescete, ma io rimango indietro. Perché mi piace questa vostra lingua che ancora inciampa e arrotonda le consonanti. Mi piace camminare tenendovi per mano. Mi piace sbaciucchiarvi a piacimento, soprattutto al mattino, ancora caldi e arrendevoli.
Che tenerezza, piccola Anna, quando l'altro giorno, a una festa, sei corsa da me con un accenno di pianto perché ti avevano ingiustamente eliminata da un gioco. Non so dirti perché mi ha colpito tanto quella tua richiesta di consolazione, ma così te la racconto, come l'ho vissuta, perché forse un giorno questo episodio avrà per te un'eco che ancora io non so definire.

Poi ci sono momenti in cui penso di non potercela fare. Lo so che ormai siete grandi, ed è inevitabile che parlando con altri bambini vengano fuori argomenti scabrosi. L'altro giorno vi sentivo che ne parlavate e io ho temuto che veniste da me a pretendere la verità. Ammetto che mi sono nascosta vigliaccamente nella mia camera, sperando che nel frattempo arrivasse vostro padre, per poter dire "Chiedetelo a lui". 
Per fortuna poi ve la siete sbrigata da soli: "Io non ci credo, quest'anno la lettera a Babbo Natale non la scrivo." "Non preoccuparti, Diego, i regali per te li chiedo io nella mia!"

E che tenera, oggi, questa conversazione all'uscita da scuola.
Diego: "Mamma, sono stato eletto vicerappresentate!"
Io: "Ma dai! Che bello!"
D. "Be' mi dispiace un po' di non essere stato eletto come rappresentate, ma sono felice lo stesso..."
Anna: "E come mai non sei stato eletto?"
D: "Eh! Perché la maggioranza ha votato M."
A: "Dimmi chi è che non ti ha votato, che lo schianto."





lunedì 14 settembre 2015

Taglie al personale

Dai, pensavo peggio. L'ultimo post risale "solo" a gennaio, quindi ricade nel 2015.
Quali sono le ragioni di questo silenzio? E soprattuto, il silenzio deve avere una ragione? In un mondo perfetto, uno dovrebbe stare zitto finché non ha qualcosa da dire (più o meno, lo pensava anche Wittgenstein).
C'è di nuovo che ho compiuto quarant'anni. Quaranta. 40.

In latino si scrive XL... La mia vita ha raggiunto una taglia Extra Large.

In effetti, nel viaggio fin qui ho caricato a bordo un bel po' di roba, ed è normale che mi ritrovi un po' appesantita sui fianchi.
Dovrò decidermi a buttare via quei jeans. E poi ci sono cose riposte in armadi ancora più polverosi, cose nelle quali non rientrerò mai più ed è inutile che mi ostini a tenerle lì in attesa. Perché una vita Small ormai è solo un ricordo, tanto vale fare qualche buco in più alla cintura e cercare di stare comodamente dentro questa.
Però ho deciso che non voglio fare bilanci, né liste di inutili buoni propositi, e neppure post lacrimosi su quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia.
Volevo solo rassicurare tutti i miei fanz: precariamamma c'è ancora. È ancora discretamente precaria e decisamente mamma.
Però negli ultimi mesi ne sono capitate di cose, e qui provo a fare un rapido riassunto a beneficio dei miei biografi.
Prima di tutto - e soprattutto - un anno fa circa, ho visto in faccia la Bestia.
La Bestia è un mostro mitologico che alberga dentro di noi, o almeno dentro di me, e qualche volta spande il suo alito mefitico, qualche volta grugnisce e ruggisce e terrorizza.
Era lì da anni. Ne sentivo la presenza già da bambina, si è nutrita di tutte le mie angosce, ha aspettato pazientemente il momento giusto e poi è uscita allo scoperto appena ha colto una breccia nel mio autocontrollo.
La Bestia sottrae, è il senza, è l'assenza di senso. Anche se è nata e cresciuta dentro di me, quando ha deciso di attaccare non l'ho riconosciuta subito, mi pareva una forza esterna e invincibile, contro la quale non servivano a niente le armature e gli scudi.
Ho combattuto contro la Bestia ed è stata durissima, per la verità, perché il suo potere consiste soprattutto nell'insinuarti il dubbio che non valga la pena di lottare. Non ti uccide mica, la Bestia. Si limita a svuotarti, ti rende vividamente l'immagine di te ridotto a pezzo di legno sputato dalla marea.
E quindi, per un po' non ho scritto su questo blog perché ero molto impegnata in questa lotta.
Non ero da sola, per fortuna. Avevo accanto mio marito, i miei figli, la mia famiglia, i miei amici, i miei gatti, il mio lavoro, il tennis, il Natale, la primavera... Così la Bestia non è riuscita a crescere come avrebbe voluto, e non è diventata una Brutta Bestia.
Dopo è iniziata la fase di ricostruzione, e anche questa è stata piuttosto impegnativa.
Per prima cosa, ho smesso di lavorare da casa. Perché è nella solitudine che la Bestia si prepara, affila gli artigli, sparge il suo veleno piano piano, impercettibilmente.
Ho preso una scrivania in affitto e ho lavorato in coworking per diversi mesi.
Questo ha significato prepararsi un po' più in fretta al mattino, scegliere gli orecchini e le scarpe, correre per portare i bimbi a scuola e arrivare sempre sul suono della campanella, aspettare un treno, passare davanti alle vetrine e confrontare i prezzi, entrare nei negozi e compare qualcosa, aprire un portone, salutare, condividere qualche momento di chiacchiera, ascoltare il brusio del lavoro altrui, lavorare a testa bassa, poi correre per non arrivare in ritardo a prendere i bambini. Questa normalità per me era meravigliosa, vivificante e salvifica. In questa normalità sono diventata un po' più forte.
Poi sono arrivate altre novità lavorative, soddisfazioni e gratificazioni.
La Bestia e tutti gli altri mostri sono stati costretti alla ritirata. Ma per mesi non ho avuto il coraggio di parlarne qui. Perché temevo che, evocandola, lei si risvegliasse.
Ora lavoro in un'agenzia, ho una scrivania, una scatolina di caramelle balsamiche, un blocchetto di post-it, un indirizzo email. È subentrata un'altra routine, altre chiacchiere, altri stimoli, un po' di pace. Una pace precaria e circoscritta, ma che assomiglia un po' di più alla vita vera.
Ora sono serena, perché sono riuscita a domare la Bestia. Ancora un po' mi spaventa, perché so che è lì acquatta, ed è imprevedibile, ma nel mio cinturone Extra Large ho caricato tante munizioni, e ogni giorno lavoro per tenerle pulite e in ordine, pronte all'uso se mai ce ne fosse nuovamente bisogno. Qualche volta avverto il suo mormorio sommesso, so che potrebbe cogliere la prima occasione per balzare all'attacco. Devo stare sempre in guardia, lì nel mio laboratorio segreto, per mantenere attivo il siero che la tiene assopita. Devo pesare e ripesare i fluidi, rendere inoffensivi gli elementi negativi, custodire e nutrire quelli positivi, fare in modo che si combinino e bilancino.
E quindi può darsi che ogni tanto mi vediate qui, con il mio camice da scienziato pazzo taglia XL.











giovedì 15 gennaio 2015

Spett.le Renzi, le scrivo perché...

C'era una volta una giovane donna al pedice della sua carriera. Dopo anni di studi, successi e gratificazioni, si era ritrovata a lavorare in un call center. Lei, che al telefono si sentiva a disagio perfino con sua madre...
Come unica via di scampo e di rivalsa, pensò di aprire la partita Iva e proporsi dunque come libera professionista nel rutilante mondo dell'editoria e della comunicazione.
Il primo anno fatturò circa 300 euro. 
Ma non perché ne aveva evasi 99.700. Aveva guadagnato solo quelli, proprio. 
Poi andò un pochino meglio. Poi molto meglio. Poi un pochino peggio. Poi molto peggio. Poi così così.
Nel frattempo cambiavano i governi, cambiavano le leggi, e cambiavano le partite Iva.
Siccome era una precaria D.O.C. e aveva passato tutti i contratti possibili (interinale, determinato, co.co.co, co.co.pro., ritenuta d'acconto) attraversò anche tutti i regimi fiscali: i primi minimi con ritenuta al 20%, i secondi minimi senza ritenuta, la partita Iva con Iva e, dulcis in fundo, i nuovi minimi.
Ovvio che aveva le idee un po' confuse, ma di una cosa aveva ormai la certezza: i giuslavoristi era meglio se andavano a fare i tecnici del gas, che magari così risolvevano qualche problema a qualcuno ed erano più felici. Tanta amarezza era suscitata dal pensiero che, anche con l'ennesima riforma, i pesci piccoli, ma proprio piccoli, diciamo i plancton come lei, non avevano scampo.
E allora pensò: "Mo' ce lo spiego io come funziona, che magari loro parlano di ritenute, aliquote, massimali, deduzioni, detrazioni, esoneri, ma perdono un po' di vista la realtà delle cose."
Dunque, armata di fiero sdegno si mise al computer e scrisse:
"Cari legislatori,
premetto che io non sono una di quelle a cui fanno schifo le tasse. A me le tasse piacciono. Quando devo fatturare sono felicissima, perché vuol dire che ho guadagnato, e niente è più estraneo da me quanto il pensiero di evadere o eludere. Io amo le tasse, perché credo nello Stato sociale e nelle virtù di una società solidale.
Detto questo, vi volevo dire pure un'altra cosa. Se uno ha un reddito di 10 mila euro all'anno voi non gli potete chiedere 3000 euro tra tasse e contributi previdenziali. Non è morale. Non è sostenibile. Tutto qui. Pensateci. Se fossero 10 mila euro al mese (perché c'è chi li guadagna, nevvero?) allora sì che gli puoi (gli devi!) chiedere cotanto esborso. Ma 10 mila euro all'anno significa che quando arriva il momento di pagare le tasse, quei 3000 euro non li hai. Li hai già spesi per le rate della macchina, la mensa dei bambini, le scarpe, le cipolle, gli spazzolini da denti. Se volete ve lo spiego io come potrebbe funzionare un fisco più equo, uno Stato più equo. Non è difficile. Si riassume tutto in una formuletta: Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo il suo bisogno.
Su, non agitatevi. Non è una cosa da comunisti! Si tratta semplicemente di applicare il buon senso e - magari - lo spirito costituzionale. Altrimenti possiamo sostituire la Costituzione con una Constatazione amichevole, dove riportiamo senza troppi preamboli come stanno andando realmente le cose:



Distinti saluti ecc"