giovedì 15 gennaio 2015

Spett.le Renzi, le scrivo perché...

C'era una volta una giovane donna al pedice della sua carriera. Dopo anni di studi, successi e gratificazioni, si era ritrovata a lavorare in un call center. Lei, che al telefono si sentiva a disagio perfino con sua madre...
Come unica via di scampo e di rivalsa, pensò di aprire la partita Iva e proporsi dunque come libera professionista nel rutilante mondo dell'editoria e della comunicazione.
Il primo anno fatturò circa 300 euro. 
Ma non perché ne aveva evasi 99.700. Aveva guadagnato solo quelli, proprio. 
Poi andò un pochino meglio. Poi molto meglio. Poi un pochino peggio. Poi molto peggio. Poi così così.
Nel frattempo cambiavano i governi, cambiavano le leggi, e cambiavano le partite Iva.
Siccome era una precaria D.O.C. e aveva passato tutti i contratti possibili (interinale, determinato, co.co.co, co.co.pro., ritenuta d'acconto) attraversò anche tutti i regimi fiscali: i primi minimi con ritenuta al 20%, i secondi minimi senza ritenuta, la partita Iva con Iva e, dulcis in fundo, i nuovi minimi.
Ovvio che aveva le idee un po' confuse, ma di una cosa aveva ormai la certezza: i giuslavoristi era meglio se andavano a fare i tecnici del gas, che magari così risolvevano qualche problema a qualcuno ed erano più felici. Tanta amarezza era suscitata dal pensiero che, anche con l'ennesima riforma, i pesci piccoli, ma proprio piccoli, diciamo i plancton come lei, non avevano scampo.
E allora pensò: "Mo' ce lo spiego io come funziona, che magari loro parlano di ritenute, aliquote, massimali, deduzioni, detrazioni, esoneri, ma perdono un po' di vista la realtà delle cose."
Dunque, armata di fiero sdegno si mise al computer e scrisse:
"Cari legislatori,
premetto che io non sono una di quelle a cui fanno schifo le tasse. A me le tasse piacciono. Quando devo fatturare sono felicissima, perché vuol dire che ho guadagnato, e niente è più estraneo da me quanto il pensiero di evadere o eludere. Io amo le tasse, perché credo nello Stato sociale e nelle virtù di una società solidale.
Detto questo, vi volevo dire pure un'altra cosa. Se uno ha un reddito di 10 mila euro all'anno voi non gli potete chiedere 3000 euro tra tasse e contributi previdenziali. Non è morale. Non è sostenibile. Tutto qui. Pensateci. Se fossero 10 mila euro al mese (perché c'è chi li guadagna, nevvero?) allora sì che gli puoi (gli devi!) chiedere cotanto esborso. Ma 10 mila euro all'anno significa che quando arriva il momento di pagare le tasse, quei 3000 euro non li hai. Li hai già spesi per le rate della macchina, la mensa dei bambini, le scarpe, le cipolle, gli spazzolini da denti. Se volete ve lo spiego io come potrebbe funzionare un fisco più equo, uno Stato più equo. Non è difficile. Si riassume tutto in una formuletta: Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo il suo bisogno.
Su, non agitatevi. Non è una cosa da comunisti! Si tratta semplicemente di applicare il buon senso e - magari - lo spirito costituzionale. Altrimenti possiamo sostituire la Costituzione con una Constatazione amichevole, dove riportiamo senza troppi preamboli come stanno andando realmente le cose:



Distinti saluti ecc"