lunedì 14 settembre 2015

Taglie al personale

Dai, pensavo peggio. L'ultimo post risale "solo" a gennaio, quindi ricade nel 2015.
Quali sono le ragioni di questo silenzio? E soprattuto, il silenzio deve avere una ragione? In un mondo perfetto, uno dovrebbe stare zitto finché non ha qualcosa da dire (più o meno, lo pensava anche Wittgenstein).
C'è di nuovo che ho compiuto quarant'anni. Quaranta. 40.

In latino si scrive XL... La mia vita ha raggiunto una taglia Extra Large.

In effetti, nel viaggio fin qui ho caricato a bordo un bel po' di roba, ed è normale che mi ritrovi un po' appesantita sui fianchi.
Dovrò decidermi a buttare via quei jeans. E poi ci sono cose riposte in armadi ancora più polverosi, cose nelle quali non rientrerò mai più ed è inutile che mi ostini a tenerle lì in attesa. Perché una vita Small ormai è solo un ricordo, tanto vale fare qualche buco in più alla cintura e cercare di stare comodamente dentro questa.
Però ho deciso che non voglio fare bilanci, né liste di inutili buoni propositi, e neppure post lacrimosi su quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia.
Volevo solo rassicurare tutti i miei fanz: precariamamma c'è ancora. È ancora discretamente precaria e decisamente mamma.
Però negli ultimi mesi ne sono capitate di cose, e qui provo a fare un rapido riassunto a beneficio dei miei biografi.
Prima di tutto - e soprattutto - un anno fa circa, ho visto in faccia la Bestia.
La Bestia è un mostro mitologico che alberga dentro di noi, o almeno dentro di me, e qualche volta spande il suo alito mefitico, qualche volta grugnisce e ruggisce e terrorizza.
Era lì da anni. Ne sentivo la presenza già da bambina, si è nutrita di tutte le mie angosce, ha aspettato pazientemente il momento giusto e poi è uscita allo scoperto appena ha colto una breccia nel mio autocontrollo.
La Bestia sottrae, è il senza, è l'assenza di senso. Anche se è nata e cresciuta dentro di me, quando ha deciso di attaccare non l'ho riconosciuta subito, mi pareva una forza esterna e invincibile, contro la quale non servivano a niente le armature e gli scudi.
Ho combattuto contro la Bestia ed è stata durissima, per la verità, perché il suo potere consiste soprattutto nell'insinuarti il dubbio che non valga la pena di lottare. Non ti uccide mica, la Bestia. Si limita a svuotarti, ti rende vividamente l'immagine di te ridotto a pezzo di legno sputato dalla marea.
E quindi, per un po' non ho scritto su questo blog perché ero molto impegnata in questa lotta.
Non ero da sola, per fortuna. Avevo accanto mio marito, i miei figli, la mia famiglia, i miei amici, i miei gatti, il mio lavoro, il tennis, il Natale, la primavera... Così la Bestia non è riuscita a crescere come avrebbe voluto, e non è diventata una Brutta Bestia.
Dopo è iniziata la fase di ricostruzione, e anche questa è stata piuttosto impegnativa.
Per prima cosa, ho smesso di lavorare da casa. Perché è nella solitudine che la Bestia si prepara, affila gli artigli, sparge il suo veleno piano piano, impercettibilmente.
Ho preso una scrivania in affitto e ho lavorato in coworking per diversi mesi.
Questo ha significato prepararsi un po' più in fretta al mattino, scegliere gli orecchini e le scarpe, correre per portare i bimbi a scuola e arrivare sempre sul suono della campanella, aspettare un treno, passare davanti alle vetrine e confrontare i prezzi, entrare nei negozi e compare qualcosa, aprire un portone, salutare, condividere qualche momento di chiacchiera, ascoltare il brusio del lavoro altrui, lavorare a testa bassa, poi correre per non arrivare in ritardo a prendere i bambini. Questa normalità per me era meravigliosa, vivificante e salvifica. In questa normalità sono diventata un po' più forte.
Poi sono arrivate altre novità lavorative, soddisfazioni e gratificazioni.
La Bestia e tutti gli altri mostri sono stati costretti alla ritirata. Ma per mesi non ho avuto il coraggio di parlarne qui. Perché temevo che, evocandola, lei si risvegliasse.
Ora lavoro in un'agenzia, ho una scrivania, una scatolina di caramelle balsamiche, un blocchetto di post-it, un indirizzo email. È subentrata un'altra routine, altre chiacchiere, altri stimoli, un po' di pace. Una pace precaria e circoscritta, ma che assomiglia un po' di più alla vita vera.
Ora sono serena, perché sono riuscita a domare la Bestia. Ancora un po' mi spaventa, perché so che è lì acquatta, ed è imprevedibile, ma nel mio cinturone Extra Large ho caricato tante munizioni, e ogni giorno lavoro per tenerle pulite e in ordine, pronte all'uso se mai ce ne fosse nuovamente bisogno. Qualche volta avverto il suo mormorio sommesso, so che potrebbe cogliere la prima occasione per balzare all'attacco. Devo stare sempre in guardia, lì nel mio laboratorio segreto, per mantenere attivo il siero che la tiene assopita. Devo pesare e ripesare i fluidi, rendere inoffensivi gli elementi negativi, custodire e nutrire quelli positivi, fare in modo che si combinino e bilancino.
E quindi può darsi che ogni tanto mi vediate qui, con il mio camice da scienziato pazzo taglia XL.